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Composizione: 100% cotone

Avvertenze: Non asciugare in asciugatrice, Lavaggio a macchina a 30 gradi, Lavaggio delicato

Dettagli prodotto

Scollo: Tondo

Trasparenza: Leggera

Fantasia: Monocromo

Codice articolo: PI922Q01O-A11

Pier One Segui
10 Risposte
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Marco Venti, Vive in/a: Italia

Il PIL è la somma di:

(C)Grey Zalando Intima white black Maglietta Essentials 3 Pack 6ngqxgwZXaonsumi + (I)nvestimenti + spesa (G)overnativa + [ e(X)portazioni - i(M)portazioni ]

Incrementare il PIL non è affatto difficile.
Basta far spendere più soldi allo Stato e magicamente il PIL salirà…
Off One white Pier Maglione One Pier Off Maglione
A quel punto però salirà il deficit del governo (le uscite del governo saranno superiori alle entrate - le tasse -)

Deficit del budget governativo vuol dire far crescere il debito pubblico (ma non necessariamente il debito/pil).

Secondo il Yourturn Cintura Black Cintura Yourturn Yourturn Black rr0RwxnPqè vietato sforare il budget oltre il 3%, cosa che Francia e Spagna stanno continuando a fare incessantemente. Però vabbè, tra i parametri si diceva anche di mantenere il debito/PIL al di sotto del 60% (per l’Italia il valore era meno restrittivo).

Qualora il debito pubblico crescesse più del PIL, ovvero il rapporto debito/PIL si allargasse, allora vorrebbe dire che il paese si è di fatto impoverito.

Addirittura gli interessi sul debito pubblico, facendo parte della spesa pubblica, contribuiscono ad incrementare il PIL:
si attestano sugli 80 miliardi mentre il PIL è di circa 1.850 miliardi e il debito pubblico è a 2300.

Il 4.3% del PIL è spesa per interessi e il 3.4% del debito pubblico è spesa per interessi.

Bello vero? :D


Italy (ITA) Exports, Imports, and Trade Partners

Come si può leggere, l’Italia ha esportato merci per un valore di €440miliardi e ne ha importate per un valore di €404.
Avanzo di bilancia commerciale di €36miliardi. Quel [ (X) - (M) ] nella formula del PIL.

A questo punto si potrebbe pensare di (a) incrementare le esportazioni, (b) diminuire le importazioni, (c) fare entrambe le cose.
In ogni caso, €36miliardi su €1850 di PIL ammontano solo al 2%, una percentuale risibile.

Le esportazioni maggiori sono nel campo farmaceutico (20 miliardi), automobili (14miliardi), prodotti raffinati da idrocarburi (13 miliardi), parti di autovetture ( 12 miliardi), Valvole (8 miliardi).

Import:
Auto (23 miliardi) [ovvero -9miliardi su bilancia commerciale]
Petrolio greggio (23 miliardi) [ -23 ]
Gas naturale (16 miliardi) [ -16 ]
Medicinali (14 miliardi ) [ +6 ]
Componenti di veicoli (7 miliardi) [ +5]

La soluzione per vincere, in generale, è incrementare l’allocazione di risorse su ciò che funziona già e tagliare le perdite/ridurre l’allocazione di risorse su ciò che non funziona.

Se si vuole incrementare il PIL bisogna, ad esempio, incrementare la produzione di farmaci e migliorarne la distribuzione.

Ovviamente un’azienda come IMA incrementerebbe il proprio fatturato, poichè grazie ad essa è possibile incrementare la produzione di cui parlo.
E Gianluca Vacchi would be like:

Chiusa questa parentesi gaudiosa…

Ovviamente bisognerebbe ridurre l’importazioni di automobili, quindi niente Volkswagen, Mercedes o BMW, e si dovrebbe raddoppiare su Fiat, Alfa, Lancia, Jeep, etc etc… Purtroppo (o per fortuna direi io) non si può fare poichè va contro le regole della UE.

Riguardo al greggio e al gas naturale, essendo il secondo molto più economico e quindi riducendo il valore assoluto nominale delle importazioni, bisognerebbe importare maggiormente dai paesi che ne hanno e ne vendono di più: List of countries by natural gas proven reserves.
Stranamente(!) trattasi di Russia (che ha sanzioni con l’UE), Qatar (che è quella dei terroristi11!” Qatar accuses Saudi Arabia of politicising Hajj) e Iran (non c’è neanche bisogno che ve lo dica).
I motori delle automobili dovrebbero essere riconfigurati, la rete di gasdotti ampliata.
Non sarebbe affatto un problema, poichè tutta l’industria automobilistica e di componentistica andrebbe rivista e la produzione verrebbe incrementata.

Oppure si potrebbe puntare su nucleare per ridurre questa dipendenza energetica. Oppure sul solare. O sull’olio di scisto in Sicilia: In Italia vi è l'ottavo giacimento al mondo di olio di scisto. In che modo questo giacimento viene o meno sfruttato? Perché?

Bisognerebbe inoltre incrementare il numero di raffinerie in Italia, List of oil refineries, perlopiù operate da aziende americane come ExxonMobil - o Esso per gli italiani, Iddu per i siciliani :P -. In questo modo incrementerebbe anche la voce (I) del PIL. OPPURE si potrebbero nazionalizzare e rubare agli stranieri. Probabilmente la produzione calerebbe e perderemmo contratti per l’esportazione, quindi al netto di ciò la nazionalizzazione sarebbe un gravissimo errore.

Per attirare più (I) è necessario ridurre le tasse, semplificare la burocrazia e il sistema giudiziario.
Se le tasse sono troppo elevate e - come ho scritto qui Keez Keez Drykorn Keez White White Keez White Camicia Camicia Drykorn Camicia Drykorn Drykorn qYwwtxpn1C il cuneo fiscale troppo elevato - sarà consequenziale che (a) ci saranno meno incentivi ad assumere nuovi lavoratori (b) ci saranno meno incentivi ad aprire nuove imprese e/o ad espandere le operazioni, ma anzi, si penserà a delocalizzare in paesi più economici.

Se sei disoccupato prendi sussidi, ovvero “pesi” sulla collettività e (G) sale. Se sei disoccupato o inoccupato, non hai reddito. Se non hai reddito non puoi spendere. Se non puoi spendere non consumi. Se non consumi, la (C) della formula è più bassa. Se consumi tu, significa che un altro imprenditore ci ha guadagnato. Se un imprenditore guadagna significa che può dar lavoro ad altre persone. Se non guadagna ed è in perdita, chiude. Se chiude anche i dipedenti si trovano senza salario. E’ spiegato qui:

“Se paghi la gente che non lavora e tassi quando lavora, non esser sorpreso quando produci disoccupazione” - Milton Friedman, premio Nobel per l’economia.


Altre idee dalle quali sicuramente l’economia e il benessere dei cittadini trarebbe enorme giovamento:

Passaggio dal regime retributivo al contributivo per le pensioni sopra i €3.500/mese. Non ha senso che ci siano baby pensionati con pensioni d’oro o “vitalizi”. L’INPS ha già patrimonio netto negativo => Il riscatto della laurea, pagato dallo Stato, potrà veramente aiutare i millennials ad avere una pensione dignitosa? Pochi approfittatori stanno rubando il futuro a chi la pensione statale probabilmente non la vedrà mai. Le P.iva e i CoCoCo sono quelli che meno ricevono dall’INPS e più hanno dato. E’ paradossale, ma è così.

Lotta ai falsi invalidi. Confisca dei beni patrimoniali (anche della casa) per chi truffa lo Stato. No alla confisca preventiva che hanno proposto di recente, eventualmente ci si potrà rivalere su patrimoni di amici e parenti che si sono recentemente ed “inspiegabilmente” gonfiati, però.

Liberalizzazioni varie, riduzione del numero di aziende pubbliche.

Maglione Pier Off One white Off Maglione One Pier Legalizzazione di droga e prostituzione. (ricordo che la domanda originale è “come aumentare il PIL”).
Far convergere le risorse impiegate per la lotta alla droga in attività più proficue, es: per mantenere la sicurezza su treni e mezzi pubblici(?).

Per ora penso possano bastare… poi a seconda dei rapporti Istat o della Ragioneria Generale dello Stato si può sempre aggiustare il tiro.


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Il PIL è definito come il totale dei beni e servizi finali prodotti nel territorio dello Stato durante un anno indipendentemente dalla nazionalità dei soggetti che partecipano alla produzione.

In breve,

  • per finali si intende tutti i prodotti e servizi che non sono oggetto di lavorazione o rivendita successiva (in questo modo si nettano si valori e si evitano i conteggi multipli), quindi si considera il valore aggiunto totale prescindendo dai passaggi intermedi;
  • l’indipendenza del calcolo dalla nazionalità dei soggetti che partecipano alla produzione (in senso lato) porta l’accento sulla territorialità del PIL e lo distingue dal PNL o Prodotto Nazionale Lordo che invece si limita ai soggetti che sono cittadini di (persone fisiche) o costituiti in (persone giuridiche) di un Paese.

La formula per il calcolo del PIL è data in genere come

PIL = Consumo + Investimenti + Spesa Pubblica + Esportazioni Nette

Da questo consegue che per aumentare il PIL bisogna aumentare una o tutte queste grandezze; è ovvio che esse sono tutte in qualche modo legate l’una all’altra, ma la loro qualità non è identica. L’aumento del PIL può avvenire spontaneamente, “dal basso”, oppure a causa di interventi di Politica Economica, ovvero a seguito di un intervento della mano pubblica che intraprende delle decisioni per migliorare il benessere complessivo della società. Dato il livello di complessità delle società moderne, è difficile che anche una crescita “dal basso” avvenga senza il contributo preliminare di una scelta di Politica Economica.

Semplificando all’estremo, le quattro grandezze sopra citate sono come i dischi del gioco “La torre di Hanoi”: c’è una sequenza (o meglio una serie di sequenze) che permettono di giustapporre gli elementi in maniera soddisfacente.

Il problema è che si può iniziare un ciclo virtuoso che porti all’aumento del PIL partendo da uno qualsiasi degli elementi: scegliere qual è il migliore punto di partenza è la domanda da un fantastiliardo.

La scelta più facile apparirebbe a prima vista l’aumento della Spesa Pubblica (e sono sempre stati moltissimi i suoi sostenitori): lo Stato compra i beni o i servizi in misura maggiore rispetto al periodo precedente, o “si mette in affari” tramite aziende direttamente o indirettamente possedute, generando reddito, quindi alimentando il gettito fiscale e, al netto di questo gli investimenti privati (per investimenti si intende ovviamente quelli industriali in senso stretto e in senso lato, non investimenti mobiliari) e i consumi.

Il problema è che in qualsiasi momento l’aumento della spesa pubblica, a meno che non vi sia alle spalle una serie di attivi (netti) di bilancio - e non è certo il caso dell’Italia - è possibile solo attraverso l’indebitamento, domestico o estero.

In entrambi i casi questo causa l’aumento della spesa per interessi e, inoltre, tende a ridurre l’efficienza in generale dell’economia.

Segue come presunta facilità di intervento l’aumento dei consumi: questa si può ottenere solo con la riduzione del carico fiscale di famiglie e imprese, che aumenta il reddito disponibile delle prime e fluidifica l’attività delle seconde.

Anche questo caso, a parità di spesa pubblica, implica una riduzione del gettito e quindi potenzialmente necessita di indebitamento.

Seguono l’aumento degli investimenti e quello delle esportazioni.

Gli investimenti possono aumentare se le imprese si attendono che il valore attuale dei profitti futuri sarà uguale o maggiore del costo per intraprenderli (rinuncia all’impiego alternativo del capitale e costo per interessi). Questo necessita di un insieme di condizioni ben preciso: bassi tassi di interesse (in termini reali), costo adeguato dei fattori di produzione, fiscalità non punitiva.

Inoltre, gli investimenti diversamente che in passato necessitano sempre più di consistenti attività di ricerca e sviluppo, che costituisce un costo cospicuo, ricorrente, e temporaneamente improduttivo.

Infine, l’aumento delle esportazioni necessita di condizioni di competitività rispetto alla concorrenza straniera: essa può essere - semplificando - di carattere qualitativo, ovvero costituita da una superiorità tecnologica o industriale, di carattere quantitativo, ovvero dal prezzo più basso rispetto a prodotti/servizi di pari qualità, oppure, il che è un aspetto del carattere quantitativo, dovuta a differenze nel livello di vita rispetto ai Paesi importatori.

Tutto questo lungo e noioso preambolo è servito solo a sottolineare l’interdipendenza delle grandezze che compongono il PIL e i vincoli che limitano gli interventi di Politica Economica, i quali possono essere assimilati alla forza di gravità.

Accelerando al massimo verso la conclusione perché l’ho fatta piuttosto lunga, il problema del PIL è tale in generale per due motivi e in Italia per un motivo supplementare.

I due motivi sono l’eccesso di presenza pubblica nell’economia ( poco più di metà del PIL Italiano, 50,65% nel 2015 è costituito da spesa pubblica, inferiore solo a Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Francia - quest’ultima con il 56,6% del PIL- e Finlandia, dati OCSE General government - General government spending - OECD Data i più recenti a portata di mano senza doverli andare a cercare uno per uno) e il conseguente carico fiscale che ciò impone.

A parità di spesa, quella pubblica è in genere meno efficiente di quella privata, ovvero crea meno ricchezza.

Ad aggravare la posizione dell’Italia si aggiunge il costo per il servizio del debito pubblico, pari a 66,5 miliardi di Euro per il 2016.

Tanto per fare un raffronto come grandezza, nello stesso anno

  • il PIL è stato pari a 1.672 miliardi di euro
  • Pier Off One Maglione Off Maglione One white Pier le entrate fiscali sono state pari a 451,5 miliardi di euro (+14,2 miliardi di euro, ossia +3,3%), di cui
    • 246 miliardi di imposte dirette (+5,9 miliardi di euro, pari a +2,5%) e
    • 205,5 di imposte indirette (+8,2 miliardi di euro, pari a +4,2%)

( dati da http://www.finanze.gov.it/export...) .

Ovvero, la spesa per interessi è stata pari a poco meno del 4% del PIL e a circa il 14,7% delle entrate fiscali.

Pier Maglione One Maglione Off One Off white Pier Se si pensa che la spesa per ricerca e sviluppo complessiva è stata nel 2014 (dati ISTAT più recenti che sono riuscito a reperire) di circa 22,3 miliardi di euro, ovvero un terzo della spesa per interessi, è evidente che ci si trova di fronte ad un meccanismo inceppato.

Ciò per una serie di motivi, primo fra tutti il livello anormale di pressione fiscale che è necessaria anche solo per mantenere fermo lo stock di debito: l’Italia ha mantenuto nei decenni - salvo rare eccezioni - un avanzo primario (una differenza positiva fra entrate e spese prima del pagamento degli interessi sul debito pubblico) consistente con il quale avrebbe potuto finanziare qualsiasi scelta di politica economica.

(grafico da #prideandprejudice 1/6 )

L’allocazione non virtuosa delle risorse spremute ai contribuenti fa sì che la componente pubblica della spesa per ricerca e investimento sia circa un terzo di quella della Germania o del Giappone, e poco più della metà rispetto alla Francia. Presenta cioè due caratteristiche negative: carico fiscale elevato e allocazione improduttiva di tale gettito con conseguente ridotta disponibilità per investimenti produttivi.

(grafico da OECD Science, Technology and Innovation Outlook 2016 | OECD READ edition )

Scusandomi per la non omogeneità dei periodi a cui si riferiscono i dati, che comunque forniscono almeno un’indicazione quanto alle proporzioni delle varie grandezze e permettono di formulare confronti, sono finalmente arrivato a rispondere alla domanda: come si può incrementare il PIL Italiano?

Pier Off Pier Maglione One Off white One Maglione Abbattendo la spesa pubblica, tanto da aumentare l’avanzo primario e poter finanziare contemporaneamente il servizio del debito pubblico, la sua diminuzione in valore assoluto (nell’arco di decenni), e l’aumento a livelli ragionevoli della spesa per ricerca e sviluppo (leggi istruzione e ricerca scientifica).

Troppo facile? Lo hanno già detto tutti? È vero, e se lo hanno fatto è solo perché è l’unico modo. Ogni altra soluzione è destinata o a schiantarsi contro un muro o all’irrilevanza.

Il problema è che o si esce da questa situazione finché i tassi di interesse sono ancora bassi o bisognerà uscirne in maniera molto più traumatica e forse non volontariamente se i tassi di interesse dovessero salire (ogni punto in più sui tassi di interesse aggiunge un costo di circa 20 miliardi di euro all’anno per il servizio del debito).

Troppo difficile? Tagliare la spesa non si può fare? Il Regno Unito l’ha fatto e in maniera piuttosto aggressiva:

(grafico da United Kingdom Government Spending to GDP | 1973-2017 | Data | Chart)

ed il confronto con i dati sulla crescita del suo PIL è illuminante

(dati da United Kingdom GDP Annual Growth Rate | 1956-2017 | Data | Chart | Calendar)

Non è tutto. Bisogna anche che i processi civili diventino più certi e veloci e che la normativa fallimentare diventi meno punitiva, privilegiando il ritorno nel circuito economico degli imprenditori che siano falliti per cause non fraudolente.

Anche questa già sentita? Verissimo, e la risposta è la stessa di prima: è l’unico modo ragionevole.

Rosario Padovano, Graphic & web designer (1992 -oggi)

Principalmente:

  1. diminuendo le tasse alle aziende (un metodo che stanno usando con successo altre nazioni, già da anni);
  2. sfoltendo la selva di burocrazia in cui versiamo, che scoraggia gli investitori;
  3. migliorando l’efficienza della Giustizia, per assicurare soluzioni rapide e sicure alle controversie legali delle aziende;
  4. eliminando la corruzione;
  5. eliminando i monopoli e gli oligopoli, soprattutto quelli nei settori strategici come l’energia, l’acqua e le telecomunicazioni;
  6. riducendo l’IVA (per incentivare il consumo interno);
  7. puntando su settori su cui siamo storicamente avvantaggiati, come il turismo;
  8. sviluppando le infrastutture più moderne, come il trasporto aereo (per favorire l’arrivo dall’estero) o i treni ad alta velocità in tutta Italia
    sviluppando la banda larga a fibra ottica dappertutto.
Gabriele Tafuro, Software development (1990 -oggi)
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Spesa percentuale per ricerca e sviluppo rispetto al PIL per nazione nel 2015:

Israele 4,27 (nel 1996 era 2,60)

Svezia 3,26

Danimarca 3,01 (nel 1996 era 1,80)

Austria 3,07

Maglione Off Pier One Maglione white One Pier Off Finlandia 2,90

Germania 2,88

Stati Uniti 2,79

Belgio 2,46

Francia 2,23

Cina 2,07 (nel 1996 era 0,56)

Repubblica Ceca 1,95

Gran Bretagna 1,70

Italia 1,33

Spagna 1,22

Bulgaria 0,96

Grecia 0,96

Croazia 0,85

Fonte: Research and development expenditure (% of GDP)


Dal sito del Parlamento Europeo: Politica dell'innovazione | Note sintetiche sull'UE | Parlamento Europeo

L'Unione dell'innovazione è un investimento cruciale nel nostro futuro: ad esempio, raggiungendo l'obiettivo che l'UE si è data per il 2020 di investire in R&S il 3 % del proprio PIL sarebbe possibile creare 3,7 milioni di posti di lavoro e aumentare il PIL di 795 miliardi di EUR di qui al 2025.


Non sono un esperto ma credo che l’Italia debba investire molto di più in ricerca e sviluppo.

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Davide Cossu, Studente del mondo.

Non sono un economista. Di economia so qualcosa ma veramente poco. Sono giovane e non ho così tanta esperienza.

Detto questo, se si introducessero nel calcolo del PIL le attività illecite, non credo che avremmo grossi problemi. Non essendo questa una possibilità, bisogna trovare altri modi.

Un’idea che mi viene in mente è investire su ciò di cui siamo ricchi: cultura e turismo. Questo si sta già facendo ma il PIL attuale non tiene conto di come vengono investiti i soldi.

Un’alternativa è investire nel commercio estero. Quindi puntare a diffondere i propri prodotti e esportare. Importare e investire qui risulta complesso per la forte tassazione.

Dal mio modesto punto di vista, dovremmo puntare su ciò per cui siamo famosi nel mondo e valorizzarlo. Non so come, non so in che termini. Non è il mio lavoro farlo.

Ho letto le risposte sostanzialmente non pertinenti. Certo aumentare l'efficienza della burocrazia è un tema; però cosa succede se per efficientare si sfoltisce la selva dei dipendenti pubblici? Aumenta la disoccupazione,cala la capacita di spesa e quindi la domanda aggregata interna e cala il PIL. Occorre tenere sempre a mente che in economia ad ogni azione corrisponde una o piu reazioni. Diminuire drasticamente la tassazione? L'Italia non puo rinunciare all'avanzo primario di bilancio,porterebbe all'esplosione del debito ed al crollo del sistema paese. Conteggiare l'economia sommersa? Nel conteggio del PIL esiste gia una stima per includerla. Puntare sul turismo e cultura? Baggianate: sono tipicamente attivita economiche a basso valore aggiunto. L'unica cosa sensata che ho letto è investire in R&D.

Occorre partire dal presupposto che l'Italia é un'economia matura,ovvero con capacita di crescita marginale molto ridotta. La R&D invece permette di generare nuove tecniche e tecnologie e pertanto alte marginalita. Occorre puntare sulla crescita nelle parti del paese depresse o dove il pil pro capite è basso (italia meridionale e insulare,per esempio). Con la crescita ed il conseguente avanzo primario generato,solo SUCCESSIVAMENTE si puo pensare ad abbassare la tassazione e creare.volano per ulteriore crescita. Sicuramente un tema fondamentale è lo stimolo della domanda interna,che passa anche per la propensione all'acquisto che si genera tramite la fiducia dei consumatori.

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Marco FarulliPier Off Maglione white Pier One Maglione Off One , ha studiato presso Perito Informatico

Il PIL (prodotto interno lordo) viene calcolato in tre modi differenti:

1- somma economica di tutti i beni e servizi finali delle aziende incluse le esportazioni + le spese dello Stato per gli investimenti strutturali+ il presunto valore di evasione fiscale.

2- somma dei salari + profitti aziendali.

3- somma della spesa per beni e servizi finali.

Ovviamente in Italia viene effettuato il calcolo in base alla prima formula ed il perché è semplice, i redditi ed o salari italiani sono mediamente troppo bassi per produrre PIL di una nazione che è la 7 nazione più industrializzata del mondo.

Allora la risposta è semplice a come si incrementa il PIL, osservare le formule quale è il fattore comune? Il salario.

Occorre agire sul SALARIO che è il motore dell'economia riportandolo in linea con le altre nazioni europee il che significa aumentarlo mediamente, a livello basso, di almeno €1.000.

Quindi è inutile pensare di agire favorendo le aziende o pensare a nuovi impegni dello Stato per aumentare il PIL occorre aumentare i SALARI.

Chiunque parli di altri tipi di interventi in nazioni così industrializzate ed evolute come l'Italia è solo allineato ai grandi industriali a cui fa comodo lavoro a basso costo.

In sintesi il PIL in Italia è un falso problema, il problema è il salario che è al livello di un paese agricolo.

SALARIO.

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Giorgio Romano, ha studiato Economia presso Unical (2006)

Innovando e non avendo paura della tecnologia, che va utilizzata per rendere più efficienti i processi. Maggiore efficienza significa risparmio, risparmio significa più disoccupazione.

Bisogna dominare i cambiamenti e determinarli, non subirli, la “disoccupazione” in futuro non deve essere un dramma, si arriverà a lavorare di meno e guadagnare la stessa somma o anche di più. Sono processi un po’ lunghi che andrebbero accompagnati da politiche solidali, ma che sono oggi poco praticabili visto l’elevato debito.